Si ricorda che il 9 dicembre 2011, alla fiera Più libri più liberi presso il Palazzo dei Congressi, Roma, ha luogo la presentazione del libro “Cartavoce” di Ruggero Savinio, edito da Pagine d'Arte. Intervengono l’autore e Goffredo Fofi.
E’ un amalgama di critica d’arte e di estetica, il testo di Johann-Heinrich Füssli “L’invenzione” Pagine d’arte, 2004, ove il collante che mal si nasconde dietro la teorizzazione è quell’incoercibile tendenza al fantastico, appunto all’invenzione, che caratterizza tutta l’opera visiva dell’artista e che pare quasi virare il testo in racconto autobiografico. Pertanto un testo variegato, mosso, che pur categorizzando le opere secondo la vulgata del periodo romantico, non annoia, ma scorre veloce e rapido dipartendosi dall’individuazione delle categorie e rapidissimamente tratteggiandole, ma per giungere a esaltare l’invenzione che ci restituisce il fantastico come fosse la cosa più vera e naturale che ci sia. Attraverso la combinazione del verosimile, del possibile, del conosciuto l’universo visibile si lega a quello invisibile: ed è appunto ciò che Füssli cerca nell’arte.

E nelle descrizioni degli affreschi al Vaticano di Raffaello, a tratti, pare di ravvisare i medesimi personaggi che compaiono nei disegni di Füssli, illustranti l’edizione realizzata da Pagine d’arte: “Quella donna prostrata, pressoché coperta dalla massa fluente dei suoi capelli, che ha le braccia levate a implorare il cielo”. L’enfasi è tutta incentrata sui sentimenti e sulla loro resa attraverso il disegno, sull’espressione, sui gesti rappresentati nelle opere, alla ricerca di quella compostezza e misura che insieme all’intrinseca varietà ”concorre alla semplicità di un unico e grande fine” e all’”invenzione specifica dei singoli episodi pittorici, in quanto ognuno di essi costituisce un tutto indipendente”. Nella seconda parte, il testo, che coincide con la descrizione appassionata delle opere di Michelangelo e Raffaello, tocca come una pallina del flipper le categorie romantiche (sublime, unità, totalità) per discostarsene immediatamente dopo, quasi in una malcelata confessione di incapacità di giungere a comunicare al lettore ciò che lui ha visto e provato dinanzi a tali opere e in cui la paratassi sembra l’unica figura retorica che consenta di accumulare motivi e ragioni dell’arte senza peraltro esaurirne il nucleo, ma, intanto, il fluire delle sue allacciate frasi ci tocca e ci convince a ripercorrere i passi delle sue visite romane.
Rosa Pierno
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