giovedì 13 settembre 2018

“Luoghi dell’alt(r)o Ticino”, testo di Marino Cattaneo, incisione calcografica di Loredana Müller, 2018, edizioni areapangeart






Nel libro d’artista che Loredana Müller e Marino Cattaneo hanno realizzato guardando il territorio dell’Alto Ticino, numerosi livelli di lettura s’intersecano in uno spazio polidimensionale, relativamente alla forma dell’oggetto-libro e al tema.

Per quel che riguarda le immagini, due sono le entità accostate, pur se incompossibili: quella dei microrganismi delle strutture vegetali e i riflessi e i moti dell’acqua, rinfrangentesi a mulinello, presenti nell’incisione della Müller, da una parte, e la vera e propria cartografia dall’altra. Infatti, sovrapposta all’immagine incisa, è presente, su carta lucida, il tracciato orografico con le sue cime, i suoi laghi, le sue valli.

Nella parte bassa dell’incisione, le cellule che invadono lo spazio, ci ricordano ingranaggi, reticoli, e tessono una membrana pressoché continua, la quale si adagia come un velo sulla realtà esistente, la tappezza, riportando alla vista, in primo piano, ciò che è normalmente nascosto. La parte alta dell’immagine ricorda un mulinello d’acqua che generi occhielli di luce o trituri col suo moto frammenti di membrane vegetali. Nessuna convergenza appare possibile tra questi dettagli e l’orografia del territorio, eppure, si tratta del medesimo oggetto.

Il testo di Marino Cattaneo, in rapporto al territorio rappresentato graficamente, presenta un andamento capovolto. Viene cioè esplicitamente richiesto dalla composizione stessa del libro, che lo si  capovolga con una rotazione di centottanta gradi, affinché sia possibile leggerlo: ciò marca un ulteriore guado da attraversare, dando la sensazione che, una volta superati, tutti i passaggi si chiudano alle proprie spalle a sottolineare che i mezzi espressivi, anche quando parlano del medesimo oggetto, non sono comunicanti. In questo senso, il libro d’artista “Luoghi dell’alt(r)o Ticino” si pone come un messaggio cifrato sulla invalicabile diversità dell’approccio scritturale e visivo.

Il testo si presenta come un coacervo di elementi, una collezione ancora in moto, un’agglutinazione in corso da cui spuntino, a seguito di rotazioni e di esplosioni, di valanghe e straripamenti, alberi, argini, sassi, mentre la ruggine del ferro si proietta sulle nubi e i sassi “venati” pongono una domanda sul luogo da cui sono “venuti”. Lo straripamento è quello stesso mimato dal flusso associativo sonoro e visivo che contraddistingue lo stile di Marino Cattaneo.

Il testo pesca nel visivo e nella memoria, nella percezione fisica e nella reazione psicologica, costruendo una mappa che a suo modo si sovrappone a quella geografica e che si squaderna nel libro d’artista come un nucleo che si stia irraggiando, stante la sua impossibilità di coesione.



2.strada traversa

bassa bassa pianura marcia
malsabbia malacqualanca boschina bo-
scaia malora di malaria
ma vagano mandrie musi ancora
meandri ancora
marasmi di ghiaie ali squame zampe
verso l'isola del Trodo verso
l'inverno
ladra pesca pascolo vago malcer-
to pantano Cugnasco
Cugnasco- -Contone svicinanza smisu-
rata smisurabile
e gudi cugnasci gordoli cadenazzi
giubiasci contoni quartini magadini
gente lanca tutta gente d'alga
così anguilla d'acqua buia così
usa ad eludere
gente retriva
ritrosa riottosa se vuole sdegnosa
così fangaia
raddrizzarla quella rifor-
marla fin nell'anima e nella maniera
di tacere educarla
educarla: more geometrico: dirittura
carraia Cugnasco-Contone
rettifilo asciutto
per cominciare ad obbedire


10.Carena

Carena dalle lunghe ombre
bruia
Carena nera Canera di
miniere ancora
di fucine
sobbolle sento e sobbrulica
di bracci febbrili mille
mille mani sento
di terrazzieri quelle e mulattieri e
carpentieri e minatori e donne e
fonditori e cavallanti e donne e
forgiatori e spalloni
per tutta la balza della
montagna ferragna
e di carbonai
valtellinaschi orobici troppi
a consumare faggi tignosi e
i sogni dei bambini
ma sono d'un'altra pasta
d'uomini i carbonai
occhi fumo loro i signori
del fumo e mettono a fumo il mondo e
rintanano fuori del paese
ognuno col proprio sudario come
ravvivando Adde di brace
Adde e Adde
di rivoluzioni





venerdì 31 agosto 2018

Elisabetta Salvador e Sergio Sichenze “Nei chiaroscuri del tango”, Campanotto editore, 2018





Una riscrittura, quella che Elisabetta Salvador e Sergio Sichenze hanno voluto effettuare del loro libro a quattro mani “Nei chiaroscuri del tango”, edito da Campanotto editore, nel 2017 e riscritto nel 2018. Una riedizione nata dall’esigenza di avvicinarsi meglio con la parola alla forma espressiva del tango, trascinante, ma non priva di difficoltà.
La parola sembra misurarsi con le aspettative e il vuoto, non solo, dunque, con la ritmica passionalità della musica argentina, poiché non può essere espresso il tutto con un sola sua parte: è sempre necessario che ciò che si contrappone o contraddice debba essere immesso anch’esso nel circuito definitorio. La parola è qui chiamata a un passo fou, ulteriore acrobazia  nella scena della danza!
La riscrittura è, dunque, volontà di portare a perfezione o meglio di misurare il baratro, il tentativo di migliorare un’azione che si sa già essere destinata allo scacco. Eppure, a tale prova non si sa sfuggire perché un avvicinamento incredibilmente si produce! In Elisabetta Salvador, è la misura della disillusione, l’acme di un’emozione che sfuma appena sia terminata la musica. La monade che si dissolve a dispetto del fasto e della ricchezza dell’ambientazione. Per Sergio Sichenze è la ricerca, all’interno della complessità, di quei fattori che agiscono e determinano la compresenza di leggerezza e severità, di debolezza e forza, di familiarità ed estraneità.
Un vero e proprio tour de force che la parola accetta di compiere, avendo in carico di disegnare anche l’assenza della musica sulla pagina. La parola, inoltre, docilmente affronta l’uscita dallo stato alterato, incitante, a cui la musica sottopone il danzatore, riportandolo all’ambiente quotidiano, a un’esperienza che lo deposita in un luogo spesso alienante. 
In ultimo, il giro di danza è compiuto almeno quanto il testo poetico e quest’ultimo attesta di ciò che si è prodotto, di ciò che è stato perso e conquistato nel medesimo passo.



Elisabetta Salvador

Uno sguardo, accenni:
balliamo.
Il fermo abbraccio
al mio costato spegne 
le parole. Avvolta
fino a sentirti respirare,
nella tua onda ripiego.
La musica, velluto d’alghe,
ci sfiora: stretti,
i corpi esausti.
Ci scostiamo, mi guardi,
te ne vai.
Non ci conosciamo.

Geometrie

Mani
schiuse, palpebre, polsi,
gomiti e ginocchia, 
caviglie. Gli angoli, le linee
di questo tango 
esplodono in una geometria 
sghemba, fragile a tratti. 
Pallidi di attesa, piccole
preghiere siamo, nel fiume 
della ronda ardenti.
Audace, il rossetto
sbavato
sul labbro, il suo colletto
troppo sgualcito

Sergio Sichenze

Leggerezza

Una coppia
si sceglie: lei 
senza freddo 
trema.

Ristretti 
spazi, calci
imprudenti
avvicinano.

Laceri alla stessa 
musica 
s'appellano.

Severa 
legge, lo sguardo: 
opposti
aspri timori
s'annullano.

Finita
immobilità, rimandati
presentimenti: l'umoroso
oroscopo corroso.

Bonaccia
nella minaccia 
del caso. Ondata
di calma: salino
trapianto, sostanza
scialba 
sommerge.

Straniera 
mano: minimo 
gesto di leggerezza 
infiora.

Attesa

Il movimento
è attesa.

Spogliato 
passo: tattile
fede di assenti
veti.

Ramificato
tempo, non la parola,
magia tronca.

Leggera 
fiamma, fiotti
di abbracci, incantesimo: 
esilio incorrotto!

Miracolo senza 
nome: petto 
divampa, impronunciabile 
conforto.

La tanda
dal subbuglio 
discorda. L'occhio
l'invisibile 
conosce.

Intorno 
il mondo: tedioso
collare.




lunedì 30 luglio 2018

Marino Cattaneo “SACEBA”, con un’immagine di Lalla Tamò , Bazarbookpress, Cuasso al Monte (Varese) 2018



Il testo contenuto nel piccolo libro “Saceba” dell’architetto Marino Cattaneo, edito dalla Bazarbookpress nel 2018 e contenente un’immagine relativa al territorio ticinese di Lalla Tamò, è scandito da un  gioco di associazioni sillabiche condotto sulla parola-perno “bianco” per indicare la presenza del  cementificio SACEBA insediato in una valle della Svizzera italiana (poco distante da Chiasso) attivo dal 1963 al 2003, in parte demolito,  e che è ora un tassello didattico-museale del Parco delle gole della Breggia. E che, come  si evince da una fotografia dell’epoca, sembra aver determinato, con lo scavo nella montagna, un imbuto dantesco.
La parola “Bianco” si può considerare afferente a una sostanza mentale, prima ancora che percepita, sebbene la presenza fisica del manufatto industriale possa risultare un innesto gravoso nel paesaggio, sostanza puramente linguistica, dunque, da cui discendono come corollari le denotazioni con le loro efflorescenze connotative: una girandola di nomi derivati e composti.
Non c’è alcun bisogno di una struttura sintattica a fronte del macigno del cementificio, che s’innerva con la sua bianca mole nel lontano: inevitabile e non aggirabile, insieme. Anzi l’assenza dello sviluppo grammaticale restituisce una volontà di leggerezza, che facendo da contraltare al mostruoso segno inferto alla natura, indica la necessità di porre un rimedio almeno culturale.
Ecco che allora la lingua diventa uno strumento carezzevole con il quale si cerca di lenire la ferita della terra. “Bianco”ripete Cattaneo e le consonanti labiali si accrescono come stalattiti e stalagmiti a ogni giro di verso con le loro concrezioni calcidiche.
Al di fuori, cronologicamente, delle sperimentazioni avanguardistiche, Cattaneo si situa in un alveo più consono alle duttilità di cui abbisogna,  scegliendo di volta in volta  le forme più adeguate all’oggetto da restituire al di fuori dei dettami ideologici, con l’attenzione tutta rivolta alla linearità consequenziale della scelta lessicale che dà l’avvio a tutta la composizione.
Il blocco principale è come rivelato dalle strutture del nome del cementificio che corre nel blocco secondario, come il resto di un’eco. Quasi una fonetizzazione ancestrale. Un ripartire da una misura tutta vocale, al fine di ricostruire una rete di nessi e sensi possibili, giacché con la lingua anche un cementificio è un’occasione di semantizzazione del mondo. Di una sua possibile ricostruzione.




SACEBA *




bianco bianco bianco bianco bianco bianco bianco bianco bianco                                                                                   
bianco bianco bianco bianco bianco bianco biancobliquovunque                                                                                                                            
bianco bianco biancoma bianchemia bianchigine bianchisema                                                                                                                 
bianco bianco bianco bianco biancosi anzi biancrasia di massa e                                                                                                                      
bianco bianco bianco e ancora qui sotto ci calca ci logora noi                                                                                                  
bianco bianco bianco bianco bianco bianco biancaglia noi                                                                                                                              
bianco bianco bianco bianco bianco calcarei noi ormai                                                                                                                                                    
bianco bianco bianco bianco bianco bianco chilometritri                                                                                                               
bianco bianco bianco tritume strato sedimento di classe                                                                                                                                                  
bianco bianco bianco bianco bianco biancammassabisso                                                                                                                                 
bianco bianco così altri intanto artati più di noi magari                                                                                                                                                   
bianco bianco biancotomia marnosa abrasi più di noi certo                                                                                                                 
bianco bianco biancometrati trapanati minati deflagrati                                                                                                                         
bianco bianco bianco frantumati macinati cotti cotti cotti                                                                                                        
bianco bianco bianco bianco biancume quantitantitantità                                                                                                                                    
bianco bianco bianco bianchindustria della polvere noi                                                                                                                    
bianco bianco bianco bianco bianco bianco da denaro                                                                                                                                             
bianco bianco bianco bianco calcestruzzo noi ormai                                                                                                                        
bianco bianco bianco bianco bianco bianco bianco                                                                                                            
bianco bianco bianco bianco biancolalia soltanto                                                                                                                      
bianco bianco biancalgia alveolare biancanza cronica                                                                                                                     
bianco bianco bianco bianco bianco biancolisi di massa                                                                                                                                             
bianco bianco e ancora ci mordono gli acciai                                                                                                                                     
bianco bianco bianco bianco biancoferrotici noi                                                                                                                           
bianco bianco bianco bianco bianco calcarei noi ormai                                                                                                                                         
bianco bianco inesorabile infimo cedimento di classe ma                                                                                                                                
bianco bianco bianco bianco biancodore già d'urti tellurici                                                                              
b  nc  b  nc  b  nc         SA
CE
BA
Saceba
S.  A.  Ce.
Ba.
S
ace         b
a
Anonima
S.
Altezza
cementaia  ce-
mentiera  cementaria
lariana
larìaca  larida  Ba-
lerna
Saceba  perialpide
S.  A.
ancora  noi  consuma  e
Poseidon  e  Tethys
Ce.
e  sbreccia  e
sbanca  a  boati         il
bianco
Ba.
non  ancora  tace  non  ancora  non