giovedì 9 febbraio 2017

Intervista a Claudia Zironi




Il tema dell’amore, che nei tuoi testi è indissolubilmente intrecciato con il tema erotico, è sempre presente nelle tue poesie, ma visti nel doppio versante della pienezza e dello scacco: è una visione complessa e irresolubile, di cui vorremmo ci parlassi… 

L’amore non lo definirei un “tema” ma un “tramite”: spesso uso l’amore per parlare d’altro arrivando a toccare nel lettore corde diverse da quelle della razionalità. L’eros - o carica erotica - che si percepisce in alcuni testi credo che derivi da una mia caratteristica carnalità che diventa elemento imprescindibile di scrittura: una rivelazione dell’autore nell’opera. Dunque, certo, pienezza e scacco nella complessità di un impianto narrativo e nell’irresolubilità di un anelito comunicativo. Ma tornando all’amore come tramite: non è sempre stato così. Nel mio primo libro “Il tempo dell’esistenza” l’amore fa capolino, e fine a se stesso, solo in pochissime poesie. All’epoca non lo consideravo un portale di accesso alle emozioni del destinatario finale, avevo con lui un rapporto dialogico più diretto. Il progetto del mio secondo “Eros e polis” nacque invece con intenti cronachistici: in esso l’amore e l’eros tinteggiano un’epoca femminile. Dunque l’amore funge da filo conduttore per illustrare frammenti di vita di donne.
Nel terzo libro “Fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni” è avvenuta una svolta stilistica e una presa di consapevolezza nei riguardi della parola, di ogni parola. L’amore qui ha pieno senso evocativo al di là di significato e significante, introduce il lettore in un contesto emotivo. A titolo esemplificativo cito alcuni versi:

l’acqua cade sempre su altra 
acqua, seppure in altra forma 
e non si chiede il tempo. 

sarò prima di te ombra, quando
starai seduto davanti a casa

in attesa del tramonto. ti coprirò
i piedi come capelli, le ginocchia 
come accucciandomi. porterò
una nuvola di pioggia dall’oriente 
umida e calda di monsone, profumata 
di zenzero e vaniglia. risalirò 
le cosce tue

alle venti e trenta della sera.

saprà poi l’acqua come amarti. 

In questo che si può considerare un testo erotico, c’è una concentrazione di tematiche filosofiche e scientifico-naturalistiche. L’interlocutore, che potrebbe parere a prima vista un amante, è in realtà un’entità naturale e semidivina umanizzata, è la vita stessa alla quale l’io lirico ricorda la propria discendenza dall’acqua e nei confronti della quale si pone come essere caduco che tornerà in pace al proprio stato naturale. Le suggestioni bibliche dei capelli (di Maddalena) che coprono (asciugano) i piedi e quelle orientali delle spezie (zenzero e vaniglia), enfatizzano la carica erotico-materna dell’acqua, elemento primigenio, tema pregnante della poesia.


Un tema, altrettanto dominante, è quello della morte, ma dell’altro, non è la paura della propria morte. Che tipo di indagine ti consente la poesia, essendo uno strumento conoscitivo diverso dalla filosofia?

La mia poesia nasce da suggestioni che ricerco leggendo testi di tipo filosofico, scientifico e fantascientifico o contemplando opere d’arte. Ho sempre considerato la poesia parente stretta della filosofia per la sua capacità e connotazione di indurre nel destinatario “consapevole e attrezzato” spunti di riflessione e di fecondare la ponderazione. La morte, intesa come ritorno a uno stato naturale di inesistenza, è un tema caro della mia poesia da sempre: il mio primo “Il tempo dell’esistenza” è largamente dedicato a riflessioni in tal senso che tornano, rinnovate nella forma e negli interrogativi che pongono, nell’ultimo “Fantasmi…”. “Fantasmi…” però è una miscela di elaborazioni in vario ambito – con il filo conduttore della caverna platonica e dello schermo inteso come artificio del sistema socio-politico per il controllo della coscienza collettiva, nonchè modus vivendi della contemporaneità -  e la morte, a volte, è utilizzata, in modo analogo all’amore, per creare stati immaginifici atti ad accasare germi di pensiero.
Vari sono i riferimenti, piccoli gioielli incastonati, all’interno dei versi, nei miei libri. Dell’ultimo, ricordo quanto Simone Weil, Platone, Socrate, Martin Heidegger e Friedrich Nietzsche mi hanno portato a scrivere e quali risonanze mi hanno donato Emilio Villa, Alejandra Pizarnik, Idea Vilarino, Giorgio Caproni, Giorgio Manganelli e Dino Campana.
Tra tutti, amerei citare alcuni versi, certo tendenzialmente nichilisti, che mi sono stati ispirati dalla lettura di una descrizione scientifica dell’osservazione di un buco nero, in occasione dell’attentato di Parigi del novembre 2015:

mentre mi lavavo le mani dal sangue
– così, per distrarmi dallo schermo -
ho pensato un po’ oltre l’orizzonte
degli eventi a uno spruzzo di materia
nel lavabo galattico. ruotiamo verso il gorgo 
il nulla ha la massa di quattro milioni di stelle 
la tour Eiffel starà in un cucchiaino 
da caffè in argento, tutto il dolore
in una piccola tazza di ceramica bianca 
non avrà colore il sangue. 


In quale direzione sta procedendo la tua ricerca?

La mia “ricerca”, che preferisco definire “studio” per non creare attribuzioni ambigue di “genere poetico”, si rivolge e avviene per varie strade, personali  e collettive. 
Credo che sia fondamentale per il poeta, come per ogni artista, confrontarsi con gli strumenti del mestiere e affinarne sempre di nuovi. Dunque lo studio linguistico, che mi ha sempre appassionato - con attenzione per i componenti fondamentali della lingua che sono le parole e la sintassi, attingendo a confronto a strutture lontane (lingue antiche e lingue orientali) o adiacenti (i dialetti) per arricchire la visione della loro efficacia e sonorità, con attenzione per il mutare delle espressioni in base ai tempi e ai riti sociali, con attenzione per tutti i discorsi attorno alla traduzione e la sua pratica - è certamente basilare. Ma da tempo anche la resa grafica e quella vocale della poesia mi appassiona. Di recente, ad esempio, è partito un laboratorio con 24 amici poeti in cui l’interpretazione orale del testo ci sta aprendo a nuove visioni della nostra scrittura. La sintesi del lavoro è consultabile alla pagina: http://www.versanteripido.it/newsletters/la-traduzione-della-interpretazione-laboratorio-di-versante-ripido/
Per me ha molta importanza anche l’ambiente in cui avviene l’atto artistico: comprenderlo e coltivarlo. Dunque mi dedico, per trarne stimolo intellettuale, alla conoscenza del lavoro altrui, e al confronto, anche diretto, sui grandi temi della letteratura contemporanea.
Versante ripido, la fanzine da me fondata con Polvani e Rambaldi nel 2012, seppur nata con scopi non individualistici, mi ha dato molte opportunità in tal senso. E IgiovedìDiVersi, il ciclo di incontri settimanali che dall’ottobre 2016 porto avanti con Roversi, Secco e altri poeti della zona di Bologna è un naturale complemento di un percorso di crescita. Aggiungo che, poiché la grande arte ha spesso attecchito in terreni fertili, dove esistevano veri e propri circoli di artisti che teorizzavano le nuove “correnti”, la mia ambizione per IgiovedìDiVersi è che si sviluppi attorno a loro proprio questo: un grande fermento.


Sei attivissima con importanti quanto numerose iniziative volte a far conoscere autori e produzioni. Lo spazio dedicato a queste attività è segno della tua passione, ma anche del sostegno che ritieni si debba assicurare alla poesia in questo frangente storico. Parlacene.

Inutile ricordare che in questo frangente storico e culturale, in Italia, la poesia è diventata la Cenerentola della letteratura. Viva, vivissima per i poeti, è corpomorto per i grandi attori dell’editoria e ignorata dalla maggior parte dei lettori. Io amo la poesia, mi piace scriverla ma soprattutto leggerla. Vorrei condividere con quante più persone possibile questo amore e risvegliare interesse attorno alla fruizione della nostra arte. Essendo di carattere “fattivo” sto collaborando con altri poeti che hanno con me una comunanza di visione e insieme attuiamo tutte le idee di diffusione che ci sovvengono. Così è nato Versante ripido http://www.versanteripido.it, così sono nati IgiovedìDiVersi http://www.versanteripido.it/newsletters/17042/ e coerentemente con questa idea vengono studiati i recital personali e collettivi.


Dal particolare osservatorio che è Versante ripido, che tipo di poetiche individui? che tipo di tendenze si concretizzano? quali prevalgono nell’ampio scandaglio che la rivista effettua?

Versante ripido ha l’ambizione di diventare nel tempo il più possibile rappresentativo del panorama poetico dunque apre la braccia a ogni genere e a chiunque abbia qualcosa di pregio artistico da trasmettere. Essendo poi a carattere tematico, la fanzine ha affrontato finora in modo approfondito importanti ambiti come quello della poesia civile, della poesia femminile, della poesia del disagio, di quella sociale, di quella dialettale. Presto avremo un numero dedicato alla poesia per ragazzi. Abbiamo dato spazi ampi alla poesia erotica, a quella di viaggio, alla poesia orale, a quella ironica…
Se devo dare una valutazione di “tendenza” la cosa mi risulta assai difficile. Mi ha colpito però quanto sia vario e frequentato il sommerso mondo, nicchia nella nicchia, della poesia dialettale. Inoltre noto che lo slam - la gara poetica, la poesia fatta per la performatività orale e lo spoken word / spoken music – soprattutto tra i giovani – stanno letteralmente spopolando.
La prosa poetica, pure, intesa come prosa ritmica, con un impianto sonoro ben definito, che gioca di allitterazioni e assonanze, ricca nell’uso di figure retoriche, spesso surrealistica, è un genere frequentato da tanti scrittori.
Infine ricordo, in termini di tecnica, l’allontanamento dalla lirica e la precisa ricerca linguistica in atto da parte di autori che vogliono tentare, ognuno per la propria strada, un radicale allontanamento dal novecento.

Ma la maggioranza dei poeti, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, noto che predilige la via della comprensibilità del verso e intenta un rapporto aperto con il fruitore finale.

1 commento:

Met Sambiase ha detto...

La scrittura dell'amore di Claudia Zironi è una musa viva che scalcia e che ti incalza perché è alla ricerca del fare, sapere, confessare, liberare, imprigionare, del vivere ogni verbo della creazione artistica e della vita. Come la sua creatrice, che sempre più generosa e passionale, conquista spazi importanti per la (Cenerentola) poesia