La formula dell’ecfrasi è certamente una descrizione dell’opera d’arte il cui scopo è tradurre in parole un manufatto artistico, descrizione che deve essere eseguita con virtuosistico stile per gareggiare in forza espressiva con l’oggetto artistico descritto. E già qui si deve registrare l’esistenza di un primo dislivello in quanto parola e arte visiva sono due prodotti eterogenei fra di loro appartenenti a due domini differenti, per cui, chi debba scrivere un’ecfrasi è in una posizione ancora più svantaggiata di colui che debba effettuare la traduzione da una lingua all’altra. In ogni caso, chi compie l’operazione ecfrastica è un autore e, pertanto, a sua volta, non può esimersi, nell’avvicinarsi all’opera, dall’offrire il suo personale contributo compositivo e stilistico, la sua ragione poetica. Pena il fallimento autoriale. Al lettore del libro è affidato il compito di percorrere il doppio binario, di sostare per verificare, dopo aver guardato e letto, come il poeta o lo scrittore sia riuscito ad assorbire la realtà del quadro, nel suo portato materico, formale e semantico, e come lo abbia restituito, poiché non c’è una sola maniera di scrivere su un’opera d’arte. Se ne possono privilegiare alcuni aspetti, il colore, la forma, la materia, la pennellata donando loro significati che sulla scorta dell’analogia e delle preferenze personali derivano da una percezione piuttosto che da un’altra, la quale viene a costituire l’ossatura del testo poetico. Quello che conta, difatti, nel libro squadernato dinanzi al lettore, è il modo in cui il poeta ha deciso di traslare la propria complessa elaborazione dell’opera e qui le valutazioni pertengono esclusivamente alla forma letteraria o poetica. Nel senso che sulla pagina si debbono riscontrare due opere compiute, non solamente quella artistica dell’opera di riferimento.
Questo ampio prologo per dire che TRA/VERSI, il Vicolo Editore, Cesena 2026, libro di poesie di Massimo Parolini, con le fotografie delle opere dei quattro artisti, Romano Perusini, Gianluigi Rocca, Giuliano Orsingher e Claus Soraperra, è un viatico interessante che invito a leggere per una riuscitissima, calibrata sfida tra due diverse forme espressive: poesia ed arte.
Nei testi poetici redatti da Massimo Parolini è di manifesta evidenza che il poeta si è reso disponibile a un esperimento in cui ha dato preminenza alla modalità mimetica in ossequio a quella che ritiene essere la forma specifica assunta dall’opera. Scrivendo di alcune opere di Romano Perusini, che si avvalgono sulla definizione di un elemento base con cui sviluppare aggregazioni geometriche, il poeta ha lasciato alla reiterazione il solo grado di variabilità, mentre l’elemento versale ha la medesima misura.
La salvezza è una stanza
con un angolo bianco?
La speranza si affianca
virando l’Ordo sul verde?
Con Gianluigi Rocca, il poeta di Castelfranco Veneto ha inteso assumere liricamente il tema della memoria, dell’oblio, della luce, dell’ombra, dei colori freddi o caldi per attenersi a una restituzione ligia ai canoni tradizionali, poiché il valore del referente ha un posto ineliminabile nella tradizione pittorica. Massimo Parolini si spende fra l’elenco/archivio, quello delle mirabilia povere, delle cose quotidiane e comuni e fra linguaggio dell’assenza, poiché niente come le cose concrete ha la capacità di risvegliare memorie e preveggenze:
L’ombra si allunga sulla tovaglia,
di taglio, scivola sui mestoli
incrociati, punzonati nei ricordi, tra
brocche, tegamini e secchi del latte
Il tempo memoria sorge dalle opere di Giuliano Orsingher con il suo strascico di immagini favolose al traino. La poetica dell’artista, che agisce sui materiali di recupero naturali e non, al fine di conferire loro una nuova sfera di significanza, si carica di connessioni dovute al suo intervento, inevitabilmente. Corona è un’opera formata da stanghe di cervo. L’aspetto circolare e le spine ricordano la corona di Cristo, ma spingono anche a ritenere come altrimenti utilizzabili cose che normalmente non vengono estratte dal loro ambiente. Tuttavia proprio la loro nuova collocazione in area artistica, caricando l’opera di valori mnemonici, fa scrivere a Parolini:
All’imbrunire ho udito il bramito di un cervo
un balbettìo d’amore spaesato
senza confini da signoreggiare…
Addio alla foresta Stradivari
addio agli abeti di risonanza…
Le opere di Claus Soraperra, geometriche e materiche al contempo, sono affrontate dai testi poetici di Parolini attraverso il disarcionamento della sintassi che normalmente si aggetta sulla narratività. I versi si adeguano a una frattura ricorsiva, quasi un frattale, per la possente presenza di angoli, linee dritte, colore rugginoso e metallico di una materia aspra e rigida:
una linea rossa / un filo
de
limita
la tela
che
de
limita
lo spazio
Di indubbio interesse risulta dunque l’ecfrasi di Massimo Parolini, poiché lontanissima da quei tentativi insipienti di associare testi e immagini senza nemmeno curarsi di scorgere un filo conduttore che li leghi assieme. Qui, il tema, il soggetto è l’opera e Massimo Parolini le assegna un ruolo regale, riconducendola a realtà primaria.
Rosa Pierno

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