mercoledì 8 giugno 2016

Furia "Iconici linguaggi", eBook, www.larecherche.it, 2016




http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=205

Un'articolata prova letteraria al cospetto delle opere d'arte costituisce l'ultimo lavoro di Marco Furia pubblicato in formato eBook dal sito www.larecherche.it, 2016. Entriamo subito nel vivo della questione, mentre, nel seguito pubblichiamo un testo su un quadro di Cézanne "Pere su una sedia" per mostrare il tipo d'indagine effettuata dal nostro.

L'immagine è più o meno realistica, ma presenta sempre aspetti molteplici; è composta da poliedrici e sempre diversi elementi, spesso anche contrastanti, tanto da far apparire in "perenne movimento", ciò che è statico. Se la realtà sembra non essere "assoggettabile ad alcuna rappresentazione", il quadro che "non si confonde con la vita", "le si avvicina indefinitamente", ma a volte è esso stesso a infondere realtà al soggetto ritratto, quasi a gettarvi una luce.

Porre le domande a un quadro, rilevare questioni a cui esso non può rispondere linguisticamente, fa convergere sul fruitore le questioni, quasi come in un contraccolpo, mette in primo piano la voce di colui che scrive. L'incerta attesa dei soldati in Fattori ("Soldati francesi del 59") diviene l'incertezza di colui che guarda il quadro. 

Assistiamo dunque, nell'esercizio di Furia, a una triangolazione impossibile fra quadro, realtà e spettatore. Dove ogni cosa sembra prodotta dagli altri due termini, ma in senso aporetico. Le domande, infatti, a tratti, acquistano il sapore di un nonsense: "quando vediamo cosa vediamo veramente?". I quesiti rimandano davvero e all'infinito l'uno all'altro. Ma il vero soggetto è lo scrittore, chiamato a rispondere, a fare affermazioni, a presentarsi sulla scena, e stavamo per dire nel quadro, quasi attuando il desiderio recondito che risponderebbe così agli sguardi che i soggetti dipinti ci rivolgono.

La pittura diviene importante quando riesce a "dipingere qualcosa che, pur non essendo oggetto in senso stretto, esiste". Ma il problema è che risulta  impossibile toccare sponda su un tavolo da biliardo con superficie concava. La descrizione del quadro da cui Marco Furia si diparte non basta ad ancorare la risoluzione a una sola delle tre sfere sul tavolo. Anzi, spesso la chiave psicologica della descrizione serve solo da apertura per la messa in gioco del fruitore che si appoggia sempre al reale coinvolgendo la sfera linguistica: "I linguaggi, talvolta, possono essere anche efficacemente taciti", in ogni caso, onnipresenti.

È lo scrittore stesso a indicarcelo: "L'autentica valenza estetica non è fine a se stessa, sicché un segno in grado di farsi specifico idioma artistico conserva in ogni modo la propria natura comunicativa", anche se vorremmo aggiungere che il significato dei quadri non si risolve nel messaggio comunicato. Spesso si rimane sorpresi dal fatto che l'immagine per Furia sia volontariamente priva di risposte: "A questo interrogativo l'artista non risponde" (in Edmund Ruscha); "Ancora domande prive di risposte" (in Giorgione).

In tal senso, il tentativo di far parlare il quadro è affidato a risposte che nascono nell'osservatore come se egli, grazie a questi esercizi di lettura, si trovasse all'interno di un laboratorio privilegiato in cui non ci fossero elementi disturbanti, e si sa come la realtà con la sua complessità può esserlo! Non che la fantasia, ad esempio, la si ritrovi solo nell'arte e non nella realtà, ma è la realtà che Furia vuole raggiungere. Realtà tutta linguistica!



                                                                                     Rosa Pierno

Nessun commento: