Pagine

domenica 1 novembre 2015

Franz Masereel “Storia senza parole" romanzo grafico edito da Pagine d'Arte, 2012


Racconto in forma di segni è quello di Franz Masereel,  Storia senza parole, edito da Pagine d’Arte, nel quale si susseguono gli splendidi disegni ottenuti con la tecnica silografica. Il primo grande sviluppo della tecnica della stampigliatura mediante matrici lignee data intorno alla meta del Quattrocento, ed è destinata a sostituire la miniatura nell'illustrazione del libro. Un'altissima tradizione silografica vanta Venezia, ove viene stampata l' Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna. Una importante ripresa dell’utilizzo di tale tecnica si registra agli inizi del Novecento, soprattutto a opera di artisti tedeschi dediti alla critica sociale ed economica dopo la prima guerra mondiale.  Anche Franz Masereel (1889-1972) artista belga, è impegnato nella denuncia sociale delle condizioni di miseria delle popolazioni urbane nel medesimo frangente temporale.

La storia, lussuoso dialogo tra il bianco e il nero, narra di un amore: di un lui e una lei che pulsano di vita alterna: la forma dell'uno è condizionata dall'assorbimento della potenza del contrario dell'altro. I due amanti si compenetrano armonicamente e, reciprocamente condizionandosi, producono il flusso mirabile e reversibile del divenire. Di quando lui ama e lei non ama e di quando lui l’allontana e lei si distrugge d'amore per lui. Ma, la trama nascosta del libro è più forte di quella manifesta.

Bisogna rispettare l'assunto e non sprecare nemmeno una parola. Non credere di poter avere l'ardire di chiudere la storia con un precetto morale, un concetto, un'idea fissa, statica, che, oltretutto, non tenga conto della commedia dell'arte, in cui il gioco della seduzione finge armamenti a cui si crede solo mentre li si pronuncia. Di tutto di più le fu offerto; le fu posta ai piedi, sotto gli occhi increduli o pazienti, persino la vita. Eppure,  poi che si distese felice al fianco di lui, fu mandata via,  per un idiota pensiero che vuole che amore renda schiavi e tolga libertà. Che se si ama non ci si può dedicare a più alti ideali. Questa è la storia che racconta Hermann Hesse nella sua postfazione alla raccolta di incisioni. Ma che cosa si vede realmente nelle sessanta silografie riprodotte in sequenza nel formato originale?

Si seguono non le persone e le espressioni ma la sagoma delle figure, l'emblema del femminile e del maschile che sembra stampigliato addirittura sul corpo. Una y ritaglia lame di luce sull'abito di  lei,  una x sul completo di lui. Quasi un destino iscritto nella specie, indipendentemente dalle volontà (non lo sapremo che quando la frittata è servita che l'amore sbaraglia l'individuo, ma anche che è una legge di natura).    E, inoltre, ciò che separa gli amanti esiste: essi nel finale della scena, piangono entrambi, ma in letti distanti. Eppure, anche qui, che importa dire quale sia la cagione? E perché individuarne una? Esiste un anelito all'unione, come uno alla separazione. Ed entrambe esistono solo nell'amore. È  solo la passione a incarnarle, a muoverle.

Il gioco delle linee dai corpi, monadi, mondi conclusi, trapassa al cielo, ai campi, in maniera spesso opposta (segni curvilinei o lineari) agli elementi profusi nell'ambiente, tuttavia in un modo in cui quest’ultimi restano comunque subordinati alle due figure: concorrono a sottolinearne la sagoma, la circondano in una serie di echi che la rimandano all'infinito (modificando la percezione del fruitore dal chiuso all'aperto, dal bordo del disegno all’esterno di esso, verso il vuoto o il tutto) oppure tendono a colmare tutti gli spazi vuoti tra i due protagonisti. Le immagini sfoggiano segni aventi una diversità stupefacente, in un parossistica attività di riempimento, la quale tende a sottolineare l'azione di convincimento operata dal giovane uomo con l’offerta di promesse e doni: una cascata di fiori, foglie, alberi, raggi, armenti, pavoni, pietre preziose, caseggiati. Spesso sul fondo avviene l'inversione del nero col bianco e gli oggetti giungono in primo piano, mentre i corpi arretrano o sono tagliati parzialmente dal bordo dell'immagine. Il fondo, in questi casi, diviene una tramatura, un ricamo, un merletto.

Masereel è autore di un altra serie di silografie   La passione di un uomo (anche questa pubblicazione è curata da Pagine d’Arte) in cui denuncia la stritolante organizzazione sociale che non consente di uscire dalla trappola di un meccanismo fagocitante, se non col sacrificio di sé. Si susseguono come in un catalogo le situazioni in cui lui dispiega le sue promesse e lei risponde con ironia o derisione o altezzoso rifiuto, a volte lasciandolo in balia di se stesso a sragionare: cosa potrebbe ancora porre sul vassoio delle offerte alla dea che si nega. Fino all'ultima offerta, al sacrificio della sua stessa vita: il che apre come un grimaldello il cuore di lei, che porta di filato a una splendida immagine senza frizzi e senza lazzi: quella del loro primo bacio. Senza commenti, il fondo diventa un sole raggiato che replica la loro unione. Ora, finalmente, l'abbandono, la pienezza per cui sembra di poter prendere il sole e la luna con le mani. Ma ecco i primi cedimenti, dubbi, inquietudini, il rifiuto. Rifiuto repentino, che non cede al dialogo, che, pure, lei ha sopportato così a lungo: lui non le consentirà razionale colloquio. La fine della storia giunge definitiva, lasciando entrambi nel dolore: qualcosa si è introdotto che non era previsto, che non doveva introdursi.


Il corollario di tale racconto deriva dal gusto della vita, delle cose dell'esistenza, della natura, sempre amica rispetto alle condizioni socio-economiche della civiltà. È una favola delle mille e una notte, dove l'amore se non altro riesce a dipingere un fondale di adesione e creatività. L'uomo può essere padrone del proprio destino, se riesce a tenere lontana la paura; può, nel mondo dell'amore, trovare la forza di correggere l'altra orribile realtà quella delle condizioni del nullatenente. Tuttavia, se non si opera un’inversione mentale, l'amore è ricondotto a viva forza nelle ruote implacabili del potere sociale: la non distante procreazione immette nel meccanismo delle necessità, incatena le mani, non rendendo  più possibile lottare per migliori condizioni di vita.

L’irresistibilità delle immagini,  della forma in quanto forma, fondate non su una logica delle determinazioni concettuali, ma su una topica del vago o dell'extradiscorsivo appartiene a una logica dell'intuizione che trascorre nella forma.. Le immagini non possono essere collocate davanti o dietro la realtà, perché esse contribuiscono a costruirla, non sono una sua emanazione, ma una sua condizione necessaria. Se poniamo le immagini nel medesimo contesto funzionale delle parole intese in senso strumentale, siamo in aperta contraddizione con il fulcro della specificità delle immagini. Non dobbiamo entrare nel merito di una loro traduzione letterale, dobbiamo goderle, godere di una rappresentazione che equivale alla indeterminazione del reale. Dobbiamo non far parlare i disegni di Masereel, anche se egli, li incardina in una sequenza narrativa. Non dobbiamo concettualizzarli, il che ne strangolerebbe la ricchezza semantica; dobbiamo far parlare l’immagine senza fissarne il senso, mantenere aperta la comunicazione attraverso la visione. Ma quant’è arduo!


                                                                                   Rosa Pierno

Nessun commento:

Posta un commento