"Insiemi non disgiunti"

“Insiemi non disgiunti” è una mostra, tenutasi presso la galleria La Nube di Oort in Roma,  e un catalogo, nati come omaggio all'astronomia, da un'idea della scrittrice Rosa Pierno che si articola in un confronto tra testi poetici, studi degli scienziati e opere d'arte di Bizhan Bassiri, Giulia Napoleone, Luigi Veronesi, Edith Urban, Renée Lavaillante, Peter Flaccus e Gianfranco Baruchello. Il catalogo che accompagna la mostra  mette a confronto  pensieri e studi degli scienziati Wilhelm Herschel, Galileo Galilei, Albert Einstein, Alexander Fridman, Henri Poincaré, il gruppo Glashow-Weinberg-Salam, Silvio Calloni con i versi dei poeti Luigi Trucillo, Rosa Pierno, Marco Furia, Gilberto Isella, Gilles Cyr e Ermanno Guantini. 



"Scienza e arte appartengono esclusivamente all’uomo e traggono origine da un’unica fonte; sono ispirate dalla stessa realtà; e le loro percezioni sono legate in modo tale da farle apparire sempre meno come alternative l’una all’altra. Dopo l’analisi di Snow, il quale ha denunciato la separazione tra arte e scienza come quella tra due culture tra loro non comunicanti, deve essere fatto tutto  il possibile per risanare tale divaricazione, rendendo paritaria la considerazione delle due discipline e la loro irrinunciabile compresenza nella nostra cultura. Tuttavia, vi è chi su tale onda tenta di sancire la coincidenza di arte e scienza, annullando una nell’altra. Questa mostra è l’occasione  per articolare un confronto della scienza con le arti, sia visive sia letterarie, a  partire da quelle che appaiono sorprendenti analogie per  cercare invece ciò che è diverso.

Arte e scienza appartengono al dominio della conoscenza, fenomeno complesso  e certamente non definibile soltanto come  razionale. La loro complessità non è comunicabile nel linguaggio dell’esattezza, se si vuole conservare la molteplicità dei punti di vista e del loro percorso storico. Goodman  approfondisce questo concetto: visioni o versioni del mondo sono ugualmente importanti e persino corrette senza che se ne debba presumere la riducibilità a un’unica base comune. I mondi che abbiamo li ereditiamo dagli scienziati, dai biografi o dagli storici, quanto dai narratori, dai pittori o dai musicisti. E sia in arte che in scienza dobbiamo ogni volta specificare i tipi di termini, il vocabolario, le regole usate per descrivere in termini percettivi o fenomenici un evento. Quel che troviamo o che riusciamo a costruire è strettamente dipendente dal modo in cui cerchiamo e da che cosa cerchiamo. E’, altresì,  necessario superare la dicotomia ragione-immaginazione per comprendere il percorso ideativo che porta all’elaborazione dei processi culturali, all’immaginazione visiva e a quella metaforica. Tutto questo motiva la necessità di considerare la cultura nella totalità delle sue componenti.

E’ una selva intricatissima quella delle somiglianze e delle differenze tra arti e scienza. La conoscenza è un  bricolage e le forme della conoscenza non si esauriscono nella scienza, ma si estendono a ogni manifestazione culturale. Barrow, d’altronde, ci consiglia cautela, quando si vogliano cercare troppo insistite filiazioni: “Chi cerca motivazioni di pura filiazione tra arte e scienza è fuori strada. Non è possibile che siano le curve e i triangoli della geometria non euclidea a ispirare Manet nel dipingere la curvatura realistica dell’orizzonte in una marina”. Kemp pensa che in fondo arte e scienza non si scambiano i ruoli nemmeno quando utilizzano entrambi immagini manipolate che rendono visibile l’invisibile (fotoni o attività cerebrale). Esistono, inoltre, rapporti problematici anche tra parole e immagini. Pierantoni constata che persiste una sconnessione tra ciò che si scrive e ciò che si disegna, quando tali prodotti appartengano a un contesto  scientifico o artistico. E’ allo stesso modo importante che si separi l’operazione di visualizzazione grafica, ossia di vero e proprio disegno di un elettrone dalle idee e dalle formule matematiche che lo definiscono per altra via. E anche per ciò che riguarda i rapporti tra letteratura e scienza, Raimondi sintetizza in maniera incomparabile che il linguaggio non può prescindere dall’immaginazione quale facoltà di operare nella mente con l’immagine di cose non presenti ai sensi e dalla strategia creativa dell’intelletto che porta alla scoperta delle somiglianze, all’unificazione del diverso nel calcolo combinatorio della metafora. Anche il linguaggio del pensiero in quanto associato all’immaginazione non sfugge all’ambiguità che inerisce alla struttura semantica di ogni idea; ma altro è il momento dell’invenzione, dell’intelletto che parla con se stesso, altro quello dell’esposizione, del discorso comunicativo che codifica la ricerca in un sistema di assiomi e di leggi”.

Ecco, che forse ora appare più chiaro il terreno in cui abbiamo messo in coltura le nostre ipotesi iniziali. E, dunque, in fondo, si tratta qui della sapienza della diversità, della consapevolezza che bisogna avere quando si stiano affrontando e utilizzando prodotti culturali diversi e nella responsabilità del senso che con le proprie opere si produce. E’ il patrimonio culturale che determina i continui scambi e i passaggi attraverso i quali avvengono le trasformazioni e i cambiamento di senso e scopo. Ed è sul bordo di questa faglia, con gli esempi proposti in questa mostra-libro, che vogliamo posizionarci per osservare la ricchezza  dell’elaborazione umana, al di là della volontà di ricercare deterministiche derivazioni. Nel nostro progetto, ci soffermeremo non sui casi paradigmatici, nei quali si è attuato lo scambio tra arte e scienza, ma su quei prestiti occasionali e quasi inavvertiti, che pure sono così numerosi da avere pervaso la nostra cultura. Invitiamo il fruitore a prendere in considerazione che se pure scienza e arte condividono modalità elaborative, contesti culturali, metodologie, capacità intellettive, pure,  riteniamo che debba sempre tenersi in considerazione la loro problematica diversità.

Vengono presentati ai lettori del catalogo i versi inediti di sette poeti, Gilles Cyr, Marco Furia, Ermanno Guantini, Gilberto Isella, Rosa Pierno, Daniele Pieroni che, a partire da stimoli trovati in testi scientifici, costruiscono il loro testo e sono in questo percorso affiancati da sette artisti, Gianfranco Baruchello, Bizhan Bassiri, Peter Flaccus, Renée Lavaillante, Giulia Napoleone, Edith Urban e Luigi Veronesi,  le cui opere presentano analogie formali del tutto casuali con le immagini scientifiche.

Per gli artisti  che hanno partecipato è di tutto risalto il nucleo tematico ed esplicativo che si sprigiona da questo confronto. Rifiutare dogmatici e incomprensibili tentativi di unificazione a volte può liberare il campo da gravosi ingombri, da strumentazioni ambigue. Allo stesso modo in cui esclusioni di facoltà (la sensibilità dalla scienza) o rigide preclusioni (l’arte è pura emozione) possono comunque ridurre la portata del prodotto conoscitivo nella sua complessa polimorfa ricchezza. L’arte è interessata a integrare il campo esperienziale a partire dai nuovi oggetti. Si può anzi dire che le incursioni che essa continuamente compie nella scienza per prelevarne oggetti da elaborare senza restrizioni contestuali o semantiche ha proprio lo scopo di formalizzare ciò che la scienza non copre. In questo senso, vanno anche valutate quelle incursioni dell’arte nel mondo scientifico o viceversa che non producono un artefatto  né propriamente scientifico né propriamente artistico. Levy-Leblond, affermando che la conoscenza umana è molteplice, evolutiva, interconnessa, ribadisce che meritano quindi il più grande rispetto sia la specificità delle sue molteplici forme sia la fecondità degli scambi al suo interno: “Non ci sono due culture. Se vogliamo reintegrare la scienza e la tecnica nella cultura, i limiti delle nostre capacità collettive di conoscenza devono essere innanzitutto  essere ammessi, valutati, affrontati”. E’ necessario comprendere con precisione i nuovi significati e gli strumenti per agire nella realtà in cui viviamo. La divaricazione, infatti, permane tra i due mondi come uno iato se non si effettua un lavoro di scambio fattivo e continuo tra le due attività culturali: quella scientifica e quella umanistica.  Una cultura è completa solo se vede la compartecipazione di tutte le sue componenti all’elaborazione del sapere, ma esiste una differenza tra gli oggetti prodotti dalla cultura ed è questa l’unica diversità che non deve essere dismessa, poiché avremmo altrimenti una perdita della ricchezza, complessità e utilità da loro apportata alla costruzione della conoscenza.   Ogni branca del sapere ha una sua specificità. A partire da una totale partecipazione di tutte le facoltà mentali, i prodotti culturali sono stati creati con modalità diverse e questa diversità è una ricchezza, che non va livellata in un indifferenziato calderone.
Con la consapevolezza che aggirarsi con perizia in questa che appare come un mostra di oggetti fragilissimi sia capacità appartenente solo ad un esperto funambolo, invitiamo i fruitori a riflettere sulla molteplicità degli strumenti e della loro capacità di dire cose diverse, distinguendo fra prodotti artistici e prodotti scientifici, immagini scientifiche e opere d’arte.
Consapevoli che questa è solo una delle modalità di guardare il mondo, qui, si indica una via che opta per un’onesta distinzione tra arte e scienza, distinzione che, a chi ha partecipato alla realizzazione del libro, pare di tutta evidenza. "
                                                                                                                                              Rosa Pierno

1 commento:

roberto ha detto...

Sarei lieto se Lei volesse aderira a "ex libris" mediante questa Sua pubblicazione, con stima
r.m.