"Trasversale"

Dalla pagina iniziale di "Trasversale" Anterem Edizioni, Verona, 2006 (Premio Feronia, sezione poesia, 2006)


 

SPAZI O GENESI DELLA NARRAZIONE


Spazi bizzarri si susseguono, spazi chiusi o aperti su altri spazi, diversamente pavimentati, a tasselli esagonali, con bordi illimitati. Spazio spiegazzato, elastico o inestensibile. Se  è generato da una concezione di matrice spirituale è area sacra. Le determinazioni non sono che una manifestazione locale della piega che la storia ha preso nonostante l’antefatto. Lo sguardo di un osservatore modifica con la sua sola presenza l’iter narrativo, quindi la vergine non avrà il figlio, lo spirito non sarà trino, i corollari non si dischiuderanno. Riavvolgendo il filo non si ritornerà in un punto precedente della narrazione, ma si sbucherà in un’altra dimensione attraverso un foro praticato nel pavimento.

In presenza di  scorciatoie spazio-temporali puoi giocare a moscacieca o a vattelapesca. Puoi infilare le dita nel vasetto della marmellata e pulirtele addosso: sei in uno spazio dove non si vieta alcunché. Puoi utilizzare, per i tuoi giochetti inconfessabili, stringhe e fili di diverso spessore, catene e qualsiasi altro strumento matematico. Lo spazio dell’amore si dilata, s’ingrossa e trascina i corpi  come sassi.  Nessuna parola fa vibrare l’aria, nessun respiro smuove tende né la mano avvicina stelle con cui rischiarare la notte incipiente. Tutto subisce un viraggio violaceo, che sempre più s’approssima al rosso dell’affondo finale.

Spazio agitato da innumerevoli vortici che si gonfiano sotto le paratie, fin oltre le colonne. Occhi che anelino a oltrepassare l’orizzonte mutano il quadro di riferimento.  Se il mondo muta quando lo si misura, il mondo è anche misura del limite soggettivo. Uno spazio illimitato non è necessariamente infinito, un amore eterno non necessariamente dura più di un mese. Nella tavola degli elementi tutto è predisposto per accogliere ciò che manca: l’uomo ideale, la storia infinita, un finale diverso, ma percorsi labirintici e miraggi alterano la normale percezione degli avvenimenti. Dimensioni supplementari proliferano di lato e sopra. Spazio isotropo e omogeneo non coincide con spazio percepito. Spazio non è solo dove siamo. Spazio è anche quello ideato. Quello in cui ti ho collocato. Spazio non è inerte. Si raggruma intorno al corpo amato. Spazio in cui irretita giaccio. Rinchiusi nella stanza non lasciamo alcun vuoto e risucchiamo tutto l’universo.

        

  WASSILY KANDINSKY/GALILEO GALILEI


Figure circolari hanno intuitivamente moto circolare. Moti con differenti cause hanno forme diverse. Cerchi neri assorbono la luce. Uniformità del moto coincide con assenza di luce. Traslazioni si attuano solo su piani fissi. L’immissione forzata di note musicali o sussulti emozionali modifica l’assetto delle figure e dei mobili. Rossi squillanti e verdi grevi amplificano i movimenti sussultori e determinano l’inclinazione del piano e il conseguente scorrimento dei corpi. Il moto sussultorio parte dal grumo di colore e si trasmette al contorno, sfaldandone la consistenza. Dopo la distribuzione delle parti, che determina l’ordine del mondo, è impossibile che resti nei corpi la naturale inclinazione a non più muoversi. Dal che consegue il loro disordinarsi. L’accelerazione di questa tendenza comporta la disintegrazione delle linee di contorno e l’estinguersi della massa colorata. Moti retti e accelerati convertiti in moti circolari assumono velocità uniformi. Se è presente un moto naturale verso l’alto, dovuto alla leggerezza di alcuni elementi materiali, esso viene interpretato come moto spirituale che prevale sopra la naturale gravità. Il modello trasportato in scala, affinché le note siano ordinate in progressione con inizio da una nota qualsiasi fino a raggiungere la relativa ottava, mostra come non ci siano in un sottoinsieme di tal fatta suoni contrastanti. Scale vaganti come comete, di cui non si è individuata traiettoria né sostanza, lasciano tracce sulla tela nera. Linee a zig zag testimoniano di traiettorie impazzite, di corpi invisibili a occhio nudo. Concrezioni di rette e di figure regolari, attorno a cui orbitano concrezioni più piccole, sono denominate piccoli mondi e formano una serie che è distinta da numerazione romana. I colori algidi e spettrali si riducono, nei casi osservabili, al bianco e al nero. Orbite, sovrapposte a cerchi e a sfere, mostrano trasparenze inusuali la cui unica spiegazione risiede nella loro dislocazione all’interno di un disegno, non certo del sistema solare.


EPICURO


Con un angolo piccolissimo a piacere si discosta dalla retta via. Trascinato dal proprio peso, colpito dalla deviazione di altri corpi, colpisce a sua volta gli oggetti che viene a trovare sulla sua disordinata traiettoria. Se dotato di uncini, li trascina nella sua folla corsa, nel precipitare degli eventi, oppure si lascia abbindolare dalla similarità dell’altrui comportamento e con allegria si lancia, insieme alla folla vociante, verso una impredicibile meta. Ricorda da lontano la storia di Pinocchio e di Lucifero, ma senza pentimento.

E’ incredibile che i nostri corpi abbiano percorso  le molteplici traiettorie per cui ci troviamo avvinghiati. Appare incredibile la forma giunta a noi tra le probabili, quella che adoriamo: il nostro calco fra le lenzuola. Corpi che a prima vista sembrano distanti trovano il modo di unirsi fino a trasformarsi. Due corpi avvinti sono definibili come complessità, eppure sono anche un unico corpo, una forma semplice. Possiamo assumere un numero elevato di posizioni, cambiare sembiante, dirci che siamo l’altro, la mutevole essenza dell’amore, l’incessante muta delle forme prodotte dagli urti, dagli scontri, dalle carezze, dai baci.

Oltre ai nostri corpi e al vuoto non v’è più nulla. Solo noi nel mondo. Né inferi né superi. Se è vero che le cose universe non debbono ridursi di mano in mano  al nulla, ma debbono permanere indistrutte, corpi non possono essere divisi in nessun modo. E’ questo l’assioma dell’amore. L’indivisibilità degli amanti.

 

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