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sabato 28 aprile 2012

Jean Clair “L’inverno della cultura” Skira, 2011

Nel suo ultimo volume “L’inverno della cultura”, Skira, 2011, Jean Clair riprende, con rinnovato piglio polemico, il tema dell’arte contemporanea sia quando essa utilizza materiali organici sia quando appartiene a un circuito che ha la capacità di creare valore economico utilizzando opere che di artistico non hanno nulla. Nel volume sono descritte in maniera particolareggiata le caratteristiche delle opere a cui egli attribuisce un giudizio negativo (in particolare, opere di  Beuys, Hirst, Koons, Cattelan, ecc.). Posizione che è ancor più dettagliata nel volume “De immundo”, Abscondita, di cui abbiamo già parlato in queste pagine. Ma nel presente testo il vero tema è il museo e il suo ruolo nella società contemporanea, visto che Clair accusa le istituzioni museali di farsi complici di una macchinazione contro l’arte, essendo  il museo parte in causa nel meccanismo di costruzione di opere a cui viene assegnato valore artistico in maniera arbitraria e immotivata. I musei oramai sono parte integrante del circuito finanziario che ne sfrutta l’istituzionalità: essi con il loro tesoro di opere appartenenti a ogni epoca si fanno garanti del valore delle opere contemporanee, partecipando alla creazione del loro valore economico, nel momento in cui le accolgono nelle loro sale. Alle loro spalle i grandi gruppi economici per i quali “il termine ‘valore’ non significherà mai valore estetico, emergente nella lunga durata, ma valore del prodotto come ‘performance economica’, fondata sul breve temine”. “Non è assolutamente il ‘valore’ dell’opera, è soltanto il ‘prezzo’ dell’opera a essere preso in conto”.

Se è facile aderire alla crociata contro un certo tipo di arte contemporanea, molto più problematico diviene seguire Clair nella  sua contrarietà al museo tout-court, in quanto esso viene definito spazio funereo che toglie le opere dal loro luogo originario e le priva del significato che avevano: “I musei funzionano come macchine per trasformare in falsi le opere autentiche che vi sono ammesse”.  Quasi che le opere coincidessero con la funzione per cui sono state create (la Madonna del Parto di Piero della Francesca dinanzi a cui le donne gravide pregavano) e non fosse possibile riconoscere loro autonomo valore. Inevitabile, un senso di ripulsa dinanzi a certe affermazioni di Jean Clair, quando accusa la folla che frequenta questi luoghi di distruggere il patrimonio culturale in quanto con la sua massa organica altererebbe le condizioni climatiche dei musei. Egli considera che “il beneficio intellettuale e spirituale di questi pellegrinaggi è pari quasi a zero: questa agitazione non è che il prodotto di una idolatria ripugnante e, a conti fatti, pericolosa”.  Negare il diritto all’educazione e all’accessibilità agli strumenti per l’arricchimento del bagaglio culturale è un’affermazione inaccettabile. Se dovessimo trarre le logiche conclusioni di questa posizione, dovremmo pensare che anche la basilica di San Francesco ad Assisi dovrebbe essere chiusa al pubblico, ma Clair intende chiudere, invece, solo i musei e neppure si prova a richiedere maggiori misure per la protezione delle opere.

Non si scaglia, Jean Clair, soltanto contro il museo, che “desacralizza per il solo fatto di essere un museo”, ma anche contro il culto della mano incomparabile dell’artista, il culto del creatore ineguagliato, il culto dell’io, il culto dell’originale . E’ del tutto evidente che egli vuole sostituire ad essi un unico culto, ed esplicitamente lo dichiara: il museo è un ospizio generale “dove le opere, soggette alla delocalizzazione, alla laicizzazione forsennata e alle insidie del tempo, finiscono, una volta esposte col morire” proprio perché nate per il culto religioso e ora private della loro funzione originaria. Quando l’estetica sia separata dal sentimento religioso, si riduce, per Clair, a ciò che  Kierkegaard vede nello stadio estetico: l’uomo condannato all’istante, a una banale e monotona ripetizione, sorta di Don Giovanni che corre di conquista in conquista, in una sorta di dominio vago, insignificante, quando non esplicitamente negativo.  Non si tratta che di desiderare “il passaggio dallo stadio estetico allo stadio religioso”. L’inverno della cultura, pertanto, consiste proprio nella sua attuale irrealizzabilità. Clair volge un richiamo allo Stato e alla Chiesa affinché ripristinino il loro ruolo originario, volto al sostegno degli “ordini delle leggi umane e divine”, mentre oggi paiono solo “imporre a tutti, all’élite intellettuale come al popolo disorientato, un’immagine avvilente della creazione artistica e della figura dell’uomo”.  

E’ dunque questo un libro in cui si deve separare pazientemente il grano dal loglio per cogliere indicazioni che possano essere utili a fornire alcuni strumenti per una critica adeguata all’arte contemporanea. Ma riteniamo che i musei siano insostituibili per la nostra formazione culturale, indipendentemente dalle scelte non consone, dai gruppi finanziari che li pilotano, dalle opere false che vi vengono ospitate, poiché è ancora il museo che fornisce l’antidoto alla falsa arte, insieme a tutti gli artisti autentici che lavorano al di fuori dei circuiti privilegiati o falsificanti. Pertanto, non bisogna abbassare la guardia ed è necessario  che il pubblico pretenda un’offerta di qualità da parte delle istituzioni, assieme alla cura e alla preservazione del patrimonio culturale.

                                                                                          Rosa Pierno 

2 commenti:

  1. Il museo Rosa ha pagato una sorta di eventualizzazione forzata che gli ha costruito attorno un ulteriore banalizzazione. Ogni mostra, ogni retrospettiva è stata celebrata e rivestita di una mercificazione terribile, non un reliquiario o un muto testimone di arti spesso morte o sofferenti, ma un museo tappa di un percorso, visita obbligata,indolente e distratta
    un caro saluto
    ale

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  2. Proprio per questo, Alessandro, è di importanza vitale chiedere che il museo non partecipi al processo di valorizzazione economica di manufatti non artistici e che invece sia strumento per la diffusione della cultura. La visita "obbligata, indolente e distratta" se è responsabilità di chi la compie è anche determinata da una mancanza di preparazione adeguata. E qui entriamo nelle problematiche che riguardano l'istruzione. Basti pensare a quel che succede per la musica...
    Un arrivederci a presto
    Rosa

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